venerdì 15 febbraio 2013

Presentazione del libro "Nei luoghi del fare anima" di Riccardo Mondo a Palermo


Chairman:
Franco La Rosa
Partecipano:
Gianni Nanfa
Enzo Guzzo
Mario Tambone Reyes

Arpa di Romina Copernico
Letture di Sandro Dieli

Sarà presente l’autore

Ingresso libero



mercoledì 13 febbraio 2013

Nei luoghi del fare anima, di Riccardo Mondo, ed. Magi

7 FEBBRAIO 2013
Cosa accade nella stanza dell’analista è un mistero, nell’accezione più letterale della parola: dal tema my-, chiudere gli occhi, la bocca, le ferite.
Una straordinaria alchimia avviene, ed è l’inesprimibile. Solo la Poesia, le Muse, i canti dello Spirito possono accedere a quello spazio non spazio e a quel tempo non tempo, come in questo brano della Chandogya Upanishad:”In questa città del Bráhman <che è il corpo> un sottile loto forma una dimora, dentro la quale vi è un piccolo spazio. Bisogna ricercare ciò che vi è dentro questo spazio, bisogna desiderare di conoscerlo.
E se qualcuno domanda: ‘In questa città del Bráhman un piccolo loto forma una dimora nella quale vi è un piccolo spazio; che cosa essa racchiude che sia necessario ricercare, che occorra desiderare di conoscere?’.
Bisogna rispondere: ‘Questo spazio che si trova all’interno del cuore è altrettanto vasto quanto lo spazio che abbraccia il nostro sguardo. L’uno e l’altro, il cielo e la terra, vi sono riuniti; il fuoco e l’aria, il Sole e la Luna, la folgore e le costellazioni, e tutto ciò che appartiene a ciascuno di loro in questo mondo e ciò che loro non appartiene, tutto ciò vi è riunito’. (Chandogya Upanishad, 8, I, 1-3)

Riccardo Mondo, da analista junghiano, racconta se stesso in quella “stanza”, in quello spazio all’interno del cuore in cui sono riuniti Cielo e Terra, Sole e Luna, folgore e costellazioni.
Nella bella cornice del baglio Danilo Dolci luce, calore, voce, canto, musica saranno un solo intreccio.
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Ho finito poco fa di leggere questo libro e ho deciso di scriverne subito, per non disperdere le prime impressioni.
Come sempre nei libri, a parlare per prima è la copertina, su cui è riprodotto un dipinto della pittrice surrealista Remedios Varo, “Cosmic Energy”. Una stanza vuota, fatiscente, si anima a partire da uno sguardo condiviso – e la vita irrompe e, diremmo, si riprende la stanza.
A sottolineare l’irruzione, il titolo: Nei luoghi del fare anima, dello stesso bel colore arancio delle mani dei due protagonisti, che sfiorano corde diverse ma ugualmente vibranti; e il nome dell’autore, Riccardo Mondo, che fluisce in questo incantamento  – un analista Mondo perché puro, Mondo intrecciato con l’anima e Mondo come intermediario con una dimensione ultraterrena, profonda, misteriosa e misterica!
Giro il libro e leggo una citazione di Hillman: Anima, più che una sostanza, è una prospettiva, più che una cosa in sé, è una visuale sulle cose. E’ bianca su un blu che ricorda il cielo poco prima dell’alba, e per me che sono astigmatica e di questo mio sguardo che non vede il punto sono orgogliosa, più che una scritta sembra un disegno di stelle. La dedica, poi, mi conquista: A tutti coloro che hanno provato, tramite la cura analitica, a dare un nuovo orientamento alla propria vita: sì, sento che mi piacerà, e mi dispongo a leggerlo dopo aver creato un angolino caldo e accogliente per me.
Senza poesia non esiste cura, scrive l’Autore già nelle prime righe di un ringraziamento: e i titoli dei capitoli sembrano versi poetici e direzioni di quello spazio della cura che introducono – trascrivo i primi:
Luce alla finestra
Setting
Cura
Invisibile Hestia
Poltrona oscillante
Lo Spazio della Cura è veramente uno spazio ecologico in un senso diverso da quello corrente della parola ma a mio avviso molto più efficace – uno spazio in cui l’oikos è ambiente e nello stesso tempo dimora interiore, e non di uno solo ma di entrambi i protagonisti della coppia terapeutica: uno spazio alchemico di trasformazione.
Cosa accade in quello spazio, in quel tempo altro, e quanto coraggio è necessario avere per affrontarlo, sia come terapeuta che come paziente? Quanto bisogna essere pazienti, quanto bisogna sopportare, quanto sarà lungo questo viaggio?
Quanto bisognerà attendere per scoprire che non esiste un quanto? E che non ci sono risposte ma soltanto il fare, il fare anima che è certamente poesia. Non si può spiegare, ma raccontare sì, a partire da un momento “qualsiasi”, quello presente, dall’ampia e luminosa finestra della stanza di terapia e dalle gocce di pioggia che in un normale giorno di settembre ne rigano il vetro.
Il tempo dell’inizio di questa poetica narrazione è l’autunno: le foglie diventano arancio come gatto e violino e mani e avambracci della copertina; la terra si inumidisce di pioggia per consentire la trasformazione. Una pioggia che è come il pianto silenzioso di Angela, controcanto dissonante rispetto alle sue parole, all’atteggiamento, all’espressione persino sorridente, alla postura.
 C’è un tempo dell’inizio ma non un tempo della fine, nel libro di Riccardo Mondo: c’è forse una fine al divieni te stessoindividuativo?





giovedì 31 gennaio 2013

“NEI LUOGHI DEL FARE ANIMA”: IL LINGUAGGIO IMMAGINALE DELL’INCONSCIO TRADOTTO DA RICCARDO MONDO







In un volume targato Edizioni Magi si leggono le confessioni del terapeuta, interlocutore di se stesso prima che del paziente nella stanza dell’analisi.

Nebulose e quasi evanescenti le immagini del video di Marisa Capace con il testo e la voce di Riccardo Mondo, che si avvicendano come finestre dischiuse in fondo all’abside della Chiesa Santa Maria Alemanna a Messina lo scorso 11 gennaio, in occasione della presentazione del libro “Luoghi del fare anima” di Riccardo Mondo; psicologo e analista junghiano, membro del “Centro Italiano di Psicologia Analitica” (CIPA) e dell’International Association for Analytical Psychology (IAAP), nonché Presidente dell’Istituto Mediterraneo di Psicologia Archetipica e docente di “Psicologia del Sogno” nella Scuola di Psicoterapia dell’età evolutiva dell’Istituto di Ortofonologia di Roma.

« Non poteva esserci luogo migliore della Chiesa Santa Maria Alemanna del 1220 » – così esordisce Matteo Allone, Psicanalista Junghiano e Responsabile del Centro Diurno U.O.S. Camelot.

La Chiesa dei Cavalieri Teutonici si è trasformata in luogo di sosta per l’anima di ciascuno che riaccendeva l’immaginazione nel guardare i fotogrammi di un cavallo disarcionato, del volto di un bambino, di scale vorticose e silenziosi corridoi che conducevano a porte che aperte lasciavano immaginare alla “stanza terapeutica”, la stanza della catarsi. Intanto si ascoltano i frammenti di una Sinfonia di Ludwig Van Beethoven, quasi riproducendo il climax della vita che pulsa nella “dimora interiore”, che risponde al nome “anima”.

Riccardo Mondo nel raccontare i “Luoghi del fare anima”, sembra posare il camice bianco e comunicare al lettore il ruolo del terapeuta che cura l’anima, da dove trasale ànemos, il soffio vitale archetipico che assume le forme delle immagini scaturite dall’inconscio, dalle esperienze vissute nella realtà materiale o cercate nella memoria; come traduce il surrealismo di Remedios Varo in “Cosmic Energy” riportato sulla copertina, dove ogni dettaglio è parte di uno scenario alchemico che confonde la forma oggettiva riflessa nello spazio con il tempo onirico filtrato dalle emozioni che traversano anguste fessure.

Le fessure tracciate da Remedios Varo evocano le “feritoie” della psiche che Mondo descrive:« Il sintomo è una ferita che lacera un equilibrio […] ogni lacerazione dell’involucro psichico diviene un’apertura che fornisce una nuova visione delle cose. Il nostro obiettivo terapeutico è che la ferita psichica possa divenire una feritoia […] ».

Forse che lo psicanalista non possa essere ritenuto l’Orecchio di Dionisio che ascolta la voce recondita di un disagio tramite l’Eco del sintomo, che da dentro l’anima si propaga verso l’alto ?

L’analista nel dare ascolto incontra la coscienza dell’altro, percorrendo insieme un cammino che renda più tollerabile il “patire”, che renda consapevole il “paziente” « nella continua ricerca della giusta distanza tra gli opposti, la neutralità e la partecipazione ».

« In questa stanza i pazienti sono inizialmente sordi all’ascolto della propria sofferenza e impazienti di risolvere i loro sintomi ».

Sembra questa la frase che meglio riassume i punti essenziali del talking cure, che si sostanzia in ogni elemento che compone l’immagine della “stanza di terapia”, dove la poltrona oscillante, che muove la vita interiore come un videoproiettore altalenante, esteriorizza il “caleidoscopio” frammentato « tra le terminazioni nervose degli organi sensoriali e l’immagine che appare alla coscienza è inserito un processo inconscio che trasforma il dato di fatto fisico della luce, per esempio, nell’immagine psichica “luce” […] » (C.G. Jung, 1933).

Qual è il ruolo dello psicanalista se non guidare “Festina lente” nel labirinto immaginale, che dimora dentro l’anima, quasi personificando il Filo d’Arianna che assiste Teseo nei meandri del Labirinto di Cnosso fin quando riconquista la propria libertà.

La cura dell’analista diviene terapeutica quando l’ascolto conduce a smitizzare e significare le immagini che – sradicate dall’inconscio – risuonano alla coscienza durante il setting, dove il dettaglio fisico partecipa alla « circumambulatio attorno l’individuo e i suoi bisogni »; affrettando l’individuazione della patologia innanzitutto da parte del paziente, che poi lentamente percorre a ritroso il proprio esistere nel divenire di un desiderio oppure di un sogno o ancora di un fatto.

E l’analista come interagisce nel coniugare “neutralità e partecipazione”, mentre l’Eco immaginale dell’Altro risuona dal fondo della sua anima ?

Si pone di fronte al paziente vestendo un abito che il corpo non indossa, ma la mente interpreta e il comportamento manifesta. Assume la cura del paziente – suo pari interlocutore – del quale indaga i luoghi che ne fanno l’anima, tramite l’ascolto prestato nel dialogo.

Sono i dialoghi – narrati nella seconda parte del libro – tra il terapeuta e Maurizio con i frammenti del suo diario, e Francesca che affonda in Thanatos e trasale in Eros ricreando la vita, e Marcello che si chiede :« Se non ci sono per me stesso per chi posso esserci? ».

E la stanza – compiacente negli oggetti – si riempie davvero solo quando la Psiche incontra se stessa e il “camice bianco” tramuta in abito comporta – mentale, che nell’esperienza professionale ritrova il campo archetipico da coniugare alla teoria, nel significato originario che riporta al greco theoréo “guardo osservo dentro”. L’analisi non rimane angusta nella tecnica terapeutica, ma osserva “da fuori” quello che Hèstia, la divinità del focolare domestico, custodisce “dentro”, dissimulato dalle immagini che l’inconscio alimenta e la coscienza individua, manipolandole finalmente e non subendole.

L’analista s’affretta a fare lentamente sgusciare dal Caos le immagini che padroneggiano nei luoghi dell’anima, rieducando il paziente al Cosmos con il rituale del setting, portandolo per mano verso la risalita.

Se il paziente si svela, allora l’analista è portato gradualmente a “spossessarsi” – come la dott.ssa Maria Froncillo Nicosia riferisce durante il suo intervento.

« Incontrare l’altro ci consegna grandi doni. » – sostiene l’autore che racconta dell’anima che dimora in luoghi abitati; come Ferdinando Testa – psicologo analista – descrive nel presentare il libro, considerandoli tòpoi di un’anima da decifrare, ovvero « un tessuto ricamato, di cui ognuno può vedere il lato esterno nella prima metà della sua esistenza, e il rovescio nella seconda: quest’ultimo non è così bello, ma è più istruttivo […]» ( Shopenhauer, 1851).

È l’esergo riportato dall’autore che – fra le altre citazioni in apertura ad ogni capitolo – si pone come scintilla rianimata dal focolare della divinità Hèstia.

« L’obiettivo è condividere alcune irruzioni archetipiche, avendo la fiducia di favorire ri – connessioni. Non in questo momento, adesso è il tempo dell’ascolto […] ».

di Dominga Carrubba (da NuovoSoldo.it)

sabato 12 gennaio 2013

Presentazione del libro "Nei luoghi del fare anima" di Riccardo Mondo a Messina





Partecipano

Matteo Allone
Ferdinando Testa
Roberto Motta
Maria Froncillo Nicosia
Perfomance video

Marisa Capace

sabato 15 dicembre 2012

Tavola rotonda con Riccardo Mondo " Nei luoghi del fare anima"


Per il ciclo ‘I venerdì culturali dell’IdO’ – Istituto di Ortofonologia, si svolgerà una tavola rotonda con Riccardo Mondo sul tema del suo ultimo libro

Nei luoghi del fare anima. Dimensione immaginale del processo terapeutico.
di Riccardo Mondo *(Magi Edizioni)

Partecipano Bianca Gallerano e Luigi Turinese. 
Coordina Magda Di Renzo.

Video-perfomance di Marisa Capace.






domenica 7 ottobre 2012

Nei luoghi del fare anima: la recensione di Biagio Salmeri



“Nei luoghi del fare anima” è l'ultima fatica creativa ed editoriale di Riccardo Mondo. La comunione tra “fare” e “anima” mi ha sempre messo in allarme. Un po' come quando ascolto imprenditori ed economisti pronunciare in sequenza le parole “efficacia” ed “efficienza”. Termini che vanno di moda negli ultimi tempi, divenuti gergali, insignificanti, parole d'ordine che sembrano fornire soltanto un senso di appartenenza. La sensazione che quasi sempre provo nel leggere o nell'udire chiosare intorno a tali parole o locuzioni è quella di noia, disinteresse. L'agito si muove tra la distrazione e lo sbadiglio.
Detto questo, è opportuno a tal punto precisare che non sto parlando di Riccardo Mondo, né del suo libro, né del suo “fare anima”. E ciò per un primo evidente motivo: un relatore può inserire anche cento volte la parola efficace in un suo discorso senza essere lontanamente vicino all'efficacia nel destare l'attenzione di coloro che lo ascoltano. Parimenti, si può arzigogolare a lungo intorno alla parola “anima” senza mai destare immagini o emozioni, in chi ascolta o legge, che vadano al di là del deserto fastidio. Personalmente, ciò mi conduce ad addormentarmi o pensare altro durante una relazione e a prendere e lasciare un libro infinite volte durante una lettura.
Ma questo libro, di contro, l'ho letto tutto d'un fiato. Per la prima lettura, agile, fluida, simile a quella di un corto romanzo, ho piacevolmente trascorso quattro ore di un caldo pomeriggio estivo. Finito il libro, ho chiamato Riccardo e gli ho detto: - ....questa è la perfetta preparazione galenica di un farmacista...- con ciò intendendo dire che tutte le componenti di questo libro sono, a mio avviso, sapientemente dosate: l'analista e il poeta, l'erudito e il creativo, il supponente e l'umile..... Le righe hanno argini saldi, difficile vedere qualcosa andare sopra di esse.
C'è una ritualità spontanea, una sacralità fisiologica, nei gesti, nelle posture, nei movimenti all'interno di quel luogo del fare anima che è lo studio dell'analista. Uno fra i molti che Mondo sceglie come utero del proprio lavoro immaginale, almeno per quanto attiene questo libro.
Avrebbe potuto essere il tratto di spiaggia più volte percorso in serene e meditanti passeggiate estive. Altri nomi, differenti gabbie dettate dal contesto, in parte diversi ritorni esteriori, ma medesima disposizione interiore. L'anima, infatti, non ha bisogno di chiese.
Una ritualità così spontanea che non evita l'argomentare più scomodo, legato alla stanchezza, al denaro, al fallimento. Sono certo che, fra i tanti capitoli del libro, avrebbe potuto elegantemente trovare spazio uno sul recarsi in bagno in un momento libero fra le sedute di terapia. Altro genere di bisogni, di urgenze, una esagerazione che mi sento di usare, uno stressare il mio discorso sul libro di Mondo utile a dire che nel suo “fare anima” non c'è nulla di ieratico, di sacerdotale, ma una attenta predilezione della dimensione, anche più profanamente, umana.
Dunque, “fare anima”. Non si può spiegare. Guai semplicemente tentarlo.
Posso solo dire: ho fatto anima leggendo questo libro di Mondo. E ho sentito di fare anima perché la lettura è stata un lungo ricevere coccole internamente, un tenero accudimento del mio personale senso della vita, in quanto vicenda terrena, e del personale senso del mio essere, in quanto storia interiore.
Un libro, dunque, capace di far sentire bene, che carezza, al di là di ogni razionale proposito, il farsi del senso, del significato. Significato non del perché sono paziente o analista ma del come divengo in grado, imparando a prendermi cura di me stesso, di avere cura del mondo.
È tale cura del mondo che connota il “fare anima” come universale “anima mundi”.


 di Biagio Salmeri, da bellininews.it