giovedì 25 febbraio 2016

INTERVISTA DI RACHELE BOMBACI A RICCARDO MONDO - IL RESPIRO ONIRICO : IL REALE E L'IMMAGINALE

Il sogno puo' illudere, fidarsi ma non avere fede
Mondo: E' come un amico che ascoltiamo criticamente
(DIRE-Notiziario settimanale Psicologia) Roma, 23 feb. - Cos'e' un sogno: realta', irrealta' o illusione? "Puo' essere tante cose contemporaneamente, e la sua realta' dipende dal rapporto che la coscienza del sognatore ha con la sua esperienza onirica. È importante osservare come l'approccio al sogno sia determinato dalla cultura di appartenenza, che a sua volta definisce il rapporto tra realta' e irrealta'. Ad esempio, in alcune culture non si dice 'Ho fatto un sogno', ma 'Ho visto un sogno', 'Sono stato in un sogno'. La vera complessita' e' quindi distinguere nel sogno cio' che e' reale, da cio' che e' irreale e illusorio. Perche' i sogni possono illuderci, possono tendere, come direbbe Freud, a un soddisfacimento allucinatorio di un desiderio. E seguire acriticamente il messaggio onirico potrebbe portarci ad una deriva pericolosa". Il consiglio e' di Riccardo Mondo, docente di Psicologia del sogno nella Scuola di psicoterapia dell'eta' evolutiva dell'Istituto di Ortofonologia (IdO) di Roma.

 L'analista junghiano terra' il 12 e 13 marzo nella Capitale un seminario su 'Il respiro onirico: il reale e l'immaginale.
Laboratorio di Psicologia archetipica', in via Alessandria 128 b dalle 9 alle 18.


- Possiamo fidarci dei sogni? "Come ci fidiamo di un amico, in maniera critica", risponde. "Dobbiamo avere un atteggiamento dialettico con il sogno, parlandogli come si farebbe a un amico del quale abbiamo fiducia ma non abbiamo fede. Possiamo fidarci del sogno se impariamo il suo linguaggio metaforico del come se- spiega l'esperto- altrimenti il rischio e' che la coscienza ascolti il messaggio onirico in maniera letterale, seguendo un principio di causa - effetto e di ordine temporale che appartiene alla coscienza diurna del sognatore. Il sogni raccontano i nostri miti personali, cosi' come i miti sono dei sogni collettivi.

Possiamo fidarci dei miti e delle fiabe solo se impariamo ad ascoltarli con un Io immaginale che mantiene un atteggiamento dialogico e dialettico".

- È possibile interpretare un sogno al di fuori del setting terapeutico? "Quello che conta e' condividerli. Per alcune culture il sogno non esiste se non lo si racconta. È molto importante l'alterita'. Le nostre stesse religioni fondamentali sono state in parte scritte in sogno, come accade nel Corano e in alcuni racconti presenti nella Bibbia. Il sogno- continua Mondo- ha un'importanza fondativa nel costruire la realta' e nel darci degli indirizzi valoriali, non e' solo una competenza dello psicoanalista. Per i terapeuti e' certamente un qualcosa che informa sulle debolezze della coscienza (ovvero le parti che l'Io ordinario non vede di se'), su come noi possiamo vedere diversamente i personaggi della nostra realta' esterna e, infine, informano sull'andamento della terapia e del rapporto con il terapeuta. Il sogno ha significato- sottolinea il professore della Scuola di specializzazione dell'IdO- se aggiunge qualcosa alla coscienza. A volte sono solo dettagli, sfumature. A volte ribadisce cio' che testardamente la coscienza non vuole vedere, come avviene con i sogni ricorrenti".

- Che vuol dire trasfert e controtrasfert quando si parla di utilizzo del sogno nella terapia? "In qualche modo il sogno racconta come la psiche inconscia del soggetto, in relazione con la psiche inconscia del terapeuta, segua l'evoluzione della terapia", chiosa Mondo. In sostanza, il sogno "ci da' informazioni sul processo di cura. In una psicoterapia individuale siamo almeno in quattro nella stanza di terapia : la mia coscienza e la coscienza del paziente, il mio inconscio e il suo inconscio. Sarebbe meglio dire che questi due individui sono due entita' gruppali che si interfacciano tra di loro, e che le parti psichiche inconsce aggiungono informazioni su cio' che accade tra di noi".

- Un sogno puo' intrappolare? "Il sogno non illude- ribadisce lo psicoanalista- ma illusorio e' l'atteggiamento con il quale leggo il messaggio. È la coscienza che costruisce l'illusione rendendo diverso cio' che il sogno realmente racconta. Possiamo illuderci, ad esempio, se trasformiamo l'immagine onirica in qualcosa che soddisfi il nostro desiderio. Il sogno non e' mai il problema perche' e' inconoscibile, ma lo e' quello che facciamo del racconto del sogno e quanto rimaniamo aderenti al suo messaggio".

- L'interpretazione di uno stesso sogno puo' cambiare nel tempo? "Vi possono essere delle basi archetipiche piu' profonde all'interno dei sogni che magari possono esplicitare ulteriori significati negli anni a venire. Potremmo parlare di un aspetto prospettico e finalistico nei sogni che inizialmente non capiamo. Magari rileggendoli dopo alcuni anni ne comprendiamo una base archetipica piu' universale. Il sogno e' la base meditativa per l'esperienza della coscienza. Come dicono i saggi- ricorda Mondo- l'unica reale possibile interpretazione del sogno e' il sogno stesso. Noi parliamo di cio' che facciamo dell'esperienza del sogno perche' e' gia' compiuto e ci informa".

- Cosa sono i miti personali? "Sono una particolare equazione tra personale e collettivo. Se la nostra storia come individui e' tracciata su base archetipica strutturale all'interno di modelli che sempre si ripetono- precisa lo psicoterapeuta- a livello personale noi realizziamo questi aspetti collettivi nella nostra storia individuale costruendo anche dei nuovi miti che ripercorrono per certi aspetti quelli classici. È possibile essere in certi momenti della vita guerrieri come Marte o comunicativi come Hermes. È da questo asse tra individuale e collettivo che si determina il nuovo mito, il mio mito. Il processo individuativo andrebbe visto chiedendoci: che mito sto vivendo in questo momento della vita? Non solo indagando il tipo di legame sentimentale o lavorativo, ma cercando di capire in che relazione sono con i modelli strutturali".

- Si dice che il primo sogno portato in analisi contenga tutto. È vero? "Le affermazioni definitive non mi piacciono. Diciamo che a volte il primo sogno portato in analisi ci informa prospetticamente. È possibile pero' che una persona faccia un sogno ma poi non lo racconti, oppure che la sua coscienza non sia capace di raccoglierlo. Magari il sogno arriva dopo un anno.

Alcuni raccontano il primo sogno all'analista dopo sei mesi perche' sono degli estroversi, totalmente concentrati sull'adattamento all'ambiente esterno e per loro il sogno e' irreale, illusorio. Una parte significativa della nostra vita scorre nel sogno ma molto poco ne ricordiamo e molto meno ne condividiamo- conclude Mondo- molti hanno cofanetti pieni di perle immaginali che non apriranno mai".

(Wel/ Dire)

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